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Lavoratori impatriati: tutti gli incentivi fiscali per chi rientra in Italia


Lo Stato corre ai ripari contro la fuga dei contribuenti all’estero. Dopo l’approvazione delle misure che incentivano il rimpatrio dei cervelli in Italia, un sistema di agevolazioni fiscali è stato approvato anche per il rientro dei lavoratori impatriati nel nostro Paese.

L’art.5 del decreto crescita 2019 ha infatti rivisto il sistema di agevolazioni per lavoratori laureati che decidono di riportare la residenza in Italia.

Rientro dei lavoratori impatriati

Per costoro, la durata del regime fiscale agevolato viene allungato a 5 anni a partire dal 2020. In cosa consiste. Sostanzialmente la legge prevede che il 70% del reddito prodotto (autonomo o dipendente) non sia sottoposto a tassazione ordinaria fino al 2025. Il beneficio, però, aumenta qualora il lavoratore rimpatriato abbia uno o più figli minorenni a carico. Così, con un figlio a carico le agevolazioni si protrarranno per ulteriori 5 periodi di imposta (fino a 10 anni per tre figli a carico), mentre se si acquista un immobile a scopo abitativo si otterrà un ulteriore bonus temprale di 5 anni.

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I requisiti

Per ottenere l’ agevolazione fiscale, il lavoratore deve dimostrare di:

  • essere stato residente all’estero non in maniera occasionale
  • essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato
  • aver svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa all’estero per 24 mesi, oppure aver studiato all’estero per 24 mesi e aver conseguito un titolo accademico
  • trasferire la residenza fiscale in Italia
  • svolgere in Italia attività di lavoro autonomo o dipendente.

L’iscrizione all’AIRE

Con il decreto crescita, il governo ha agevolato ulteriormente il rimpatrio dei laureati superando il requisito dell’iscrizione obbligatoria all’AIRE. Molti lavoratori, pur avendo lavorato o studiato tanti anni all’estero, non hanno mai regolarizzato la loro posizione anagrafica con l’iscrizione all’Anagrafe per i Residenti all’Estero. Sarà quindi necessario dimostrare solamente di essere stato assoggettato a imposizione fiscale nello Stato estero in cui hanno risieduto e con il quale è in vigore la convenzione contro le doppie imposizioni. Questa nuova disposizione supera la precedente interpretazione secondo la quale solo l’iscrizione all’AIRE dimostrava che il soggetto lavorava all’estero.

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